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Come reagire alle critiche a lavoro (storia di una multa in Polonia)

Lottando si ottiene sempre poco. Cedendo si ottiene più di quanto ci si aspettava.

Dale Carnegie

Lascia che ti racconti un piccolo episodio di vita.

Una fresca notte estiva, qui a Varsavia, stavo tornando a casa a piedi dopo una serata in compagnia di amici.

Era già tardi e in giro non c’era anima viva.

Giunto a pochi passi dal famoso Palazzo della Cultura, che puoi vedere in foto, mi sono guardato attorno e ho deciso di attraversare una minuscola stradina nonostante il semaforo rosso.

“Dopotutto a quest’ora non ci sono nemmeno macchine in giro”, ho pensato.”E poi sono solo due metri”.

Pessima scelta.

Un poliziotto di pattuglia mi ha visto da lontano. Sceso dalla volante, si è quindi precipitato verso di me, intimandomi con un urlaccio di stare fermo lì dov’ero.

Se te lo stai chiedendo la risposta è .

La polizia polacca è abbastanza meno soffice di quella italiana e prende alla lettera il rispetto delle regole, non importa quale sia la circostanza.

Pronto all’inesorabile destino di una multa ho da subito abbandonato ogni classica strategia difensiva.

Parlo di frasi come: “Ma tanto a quest’ora non c’è nessuno per strada. Sia ragionevole, su” , o magari “Non avevo visto il semaforo. Lo giuro”.

Insomma, ci siamo capiti.

Al contrario ho aspettato il poliziotto, che con fare non troppo amichevole si dirigeva verso di me, e ho deciso di giocare d’anticipo.

Mi spiego.

Ancor prima che potesse parlare l’ho preceduto:

“Mi spiace agente. Lo so bene. Ho attraversato col rosso. Ho sbagliato”.

Dalla sua espressione ho subito capito di averlo colto alla sprovvista. Non si aspettava che ammettessi immediatamente l’errore senza aggrapparmi ad inutili scuse.

Dopo avermi chiesto la carta d’identità e informazioni varie su cosa facessi a Varsavia, è quindi giunta la tirata di orecchie:

“Attraversate sempre in questo modo in Italia? Qui ti spetta invece una bella multa”.

Alla quale, ancora, ho replicato.

“Ha ragione agente. Non ho scuse. Ho attraversato senza aspettare il verde e lei giustamente mi ha fermato”.

Avevo comunque notato che dopo il primo scambio di battute si era già ammorbidito.

Avevo ammesso l’errore. Avevo riconosciuto la sua autorità.

Ha continuato a guardare me e i miei documenti, e a bofonchiare qualcosa. Alla fine mi ha lasciato andare con una semplice ammonizione verbale.

Non ho preso la multa.

Ho per caso provato a giustificarmi? Ho provato a far notare al poliziotto che si poteva anche usare il buon senso?

Ho provato a fargli capire che non c’era anima viva in giro?

No.

Ho semplicemente ammesso l’errore e riconosciuto il suo ruolo.

E ha funzionato.

Ma perché ti racconto questa storia?

Te lo spiego subito, e penso anche che ti sarà molto utile 😉

 

Un senso di importanza

Ammettiamolo.

A tutti noi capita di subire critiche e correzioni.

Ogni tanto ci sorbiamo qualche rimprovero. Fa parte della vita, c’è poco da fare.

Ma qual è la nostra reazione in tutti questi casi?

Semplice.

Ci mettiamo subito sulla difensiva.

Ci sentiamo sotto attacco e quindi cerchiamo di aggrapparci a giustificazioni più o meno plausibili.

Peggio ancora, altre volte rilanciamo al mittente attacchi che non fanno altro che esacerbare un clima già rovente.

In tutti questi casi dimentichiamo però una cosa.

Critiche, accuse, o anche correzioni che hanno tanto il sapore di punzecchiature, provengono da altri esseri umani.

Persone che, proprio come noi, desiderano un senso di riconoscimento, di importanza e che vogliono vedere riconosciuta la propria autorità.

Questo vale per ogni ambito. A scuola, all’università, tra conoscenti, a lavoro.

Anzi, forse vale soprattutto nell’ambiente di lavoro come ti sto per dire.

 

Critiche a lavoro

Sarò sincero.

Nelle mie esperienze di lavoro aziendale ci sono sempre stati loro.

Parlo dei puntigliosi.

Di quei colleghi (per fortuna pochi) che, dall’alto della propria esperienza e del proprio ruolo, sono sempre stati pronti a ricalcare, con una sottile vena di arroganza, gli errori degli altri.

Succedeva infatti questo.

Anche io commettevo i miei errori, il più delle volte marginali e sorvolabili. Sottigliezze legate più alle formalità d’ufficio che alla sostanza del risultato.

Eppure puntualmente arrivavano le tirate d’orecchie.

In quei momenti, con un po’ di stizza, avrei potuto dire:

Emamma mia, non fa niente dai. E poi pure tu sbagli ogni tanto, ma mica vengo da te ogni volta che vedo una virgola fuori posto.

Eppure non lo facevo.

Anzi.

Il mio approccio era decisamente differente.

Col tempo ho infatti imparato ad uscirmene con frasi come:

Caspita è vero. Ho sbagliato. Scusami, spero di non aver creato particolari problemi. Se vedi altri errori come questo, per favore, fammelo sapere subito. E grazie per essere venuto qui a dirmelo.

Buona risposta vero?

Come si può rimanere arroganti di fronte a chi ha ammesso subito l’errore?

E qui viene il bello.

La replica di chi avevo di fronte solitamente era “Dai. Fa niente, non ti preoccupare. Gli errori possono capitare tutti, e poi non è niente di grave”.

Alla quale io, a mia volta, rispondevo “No. Non è un errore da niente. Ho sbagliato e questo può rendere difficile il lavoro ai miei colleghi”.

Insomma. Lo vediamo.

Queste situazioni diventano anche divertenti.

Non solo staremo facendo autocritica ma ci staremo godendo il tutto 😉 Staremo ottenendo la comprensione di chi poco prima era venuto a correggerci, magari con intenzioni anche un po’ bellicose, e lo staremo attirando dalla nostra parte.

 

Dove ho imparato tutto questo

Facciamo dunque così.

Quando sbagliamo ammettiamo le critiche che ci vengono mosse.

Buona probabilità è che il nostro interlocutore, una volta riconosciuta la propria autorità ed appagato il proprio ego, sotterrerà l’ascia da guerra e darà spazio al proprio lato più comprensivo.

Quella di ammettere i propri errori è una preziosa tip psicologica che ho appreso leggendo il grande classico della crescita personale Come trattare gli altri e farseli amici.

Si tratta di una piccola tecnica che ha smorzato il mio lato più permaloso e irascibile, e ha anche migliorato notevolmente la qualità delle mie relazioni personali.

Spero dunque sarà utile anche a te.

(Principio n. 3) Se avete torto ammettetelo subito e spassionatamente.

Dale Carnegie

 

Ci leggiamo al prossimo articolo.

Un abbraccio,

Carlo

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