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Come superare la paura di non farcela (in due semplici passi)

Il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere di entusiasmo.

Winston Churchill

Coraggio, siamo onesti. Chi di noi, in fondo, non l’hai mai avuta?

E quanti di noi, magari, la provano proprio in questo esatto momento?

Di cosa sto parlando?

Parlo della paura di non farcela.

Parlo del profondo timore (radicato in molti di noi) di non essere semplicemente all’altezza, e di non avere alcuna possibilità di raggiungere gli obiettivi prefissati.

In questo articolo condividerò con te due semplici tecniche che mi hanno enormemente aiutato a rimettere in prospettiva le mie incertezze e a superare quelle fasi di stallo in cui, alle volte, mi trovavo impantanato.

Atteggiamenti mentali che mi hanno permesso di mettermi alle spalle tutti quei momenti nei quali il seme del dubbio mi impediva di andare avanti.

Se anche tu ti trovi in una di queste situazioni continua dunque a leggere. Ti prometto troverai quanto fa al caso tuo 😉

 

Ansia da risultato

Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.

Arthur Schopenhauer

Prima di tutto ci terrei a mettere subito una cosa in chiaro.

Ed è questa: un obiettivo – di per sé – non dovrebbe mai creare “ansia”.

Mi spiego.

Gli obiettivi che ci poniamo non sono altro che sogni con una data di scadenza.

Rappresentano un orizzonte da inseguire e ci illuminano la via.

Pongono su di noi una sana pressione proprio per il loro essere ambiziosi e sfidanti, ma, soprattutto, ci regalano già al mattino entusiasmo e chiarezza su come andremo a guidare la nostra giornata.

E qui veniamo al punto.

Se, dal canto nostro, avvertiamo solo un profondo disagio all’idea di doverci dedicare ad un obiettivo, e il pensiero di non farcela ci incute una vera e propria ansia, beh, questo potrebbe voler dire che in fondo quello che sentiamo su di noi è soltanto il peso delle aspettative altrui.

Forse in realtà quelli non sono nemmeno i nostri obiettivi, ma li vogliamo comunque realizzare solo per renderne conto a qualcun altro (da studente ho notato come quest’ansia si manifesti frequentemente tra quei colleghi che hanno intrapreso controvoglia un percorso di studio solo per soddisfare la aspettative dei genitori).

Mettiamolo quindi subito in chiaro.

Gli obiettivi non devono generare ansia. Al contrario, devono suscitare in noi pressione, entusiasmo, competizione, desiderio di perseverare.

Chiediamoci dunque, come primissima cosa, se stiamo realmente lottando per realizzare il nostro sogno di vita (e non quello di qualcun altro).

Fatto? Bene.

Rivolgiamo adesso uno sguardo alla vera paura di non farcela.

Parlo di quei momenti in cui, nel nostro cammino verso la meta, faranno capolino stanchezza, insofferenza e mancanza di risultati, e ci scopriremo a rimettere in discussione tutto ciò per il quale abbiamo lottato fino a quel momento.

Come comportarci? Come gestire il momento quando i dubbi salgono e l’autostima scende?

Ti dirò cosa faccio io.

Quando la paura di non farcela mi assale applico queste due piccole tecniche di “shift mentale”.

  • Focus sui risultati già conseguiti
  • Focus sull’output giornaliero

Vediamole nel dettaglio 😉

 

Focus sui risultati conseguiti

Quando sembra impossibile e stai per arrenderti, la vittoria è vicina.

Tony Robbins

Quando i risultati –nonostante sforzi ed effort – tardano ad arrivare la frustrazione può essere davvero tanta.

Lo sa bene ognuno di noi.

Sappiamo di stare facendo la cosa giusta. Abbiamo testato la validità del nostro lavoro ed anche ricevuto qualche feedback positivo, ma ancora nessun sostanzioso traguardo sembra comparire all’orizzonte, e la meta appare più lontana che mai.

Scopriamo con amarezza che le nostre aspettative di partenza sono state sin troppo rosee, e la paura di non farcela o di non essere semplicemente all’altezza comincia ad avvolgere la nostra mente.

In tutti questi casi personalmente faccio una cosa: rivolgo uno sguardo all’indietro.

Proprio così. Non penso più alla (momentanea) mancanza di risultati. Non mi concentro più sul (momentaneo) mancato raggiungimento del traguardo.

Mi focalizzo invece sui progressi già compiuti.

Porto l’attenzione su cosa ha funzionato in passato. Sulle sfide che ho superato e sui risultati che ho già ottenuto.

Per quanto modesti (ed ancora lontani dal nostro obiettivo ultimo) possano apparire, i nostri piccoli achievements passati mandano un messaggio molto chiaro alla nostra mente.

Ci ricordano che i nostri sforzi fino a quel momento non sono di certo stati vani.

Ci ricordano che abbiamo già superato delle importanti sfide e che, passo dopo passo – anche se in questo momento le cose non girano nel senso da noi voluto –, stiamo procedendo in avanti.

Abbiamo già conquistato qualcosa, e non abbiamo scuse per mollare la presa.

E quanto dico risponde a questa semplice verità: il progresso è la migliore forma di motivazione.

Ricordare a noi stessi che abbiamo già posto i primi importanti mattoni del nostro futuro successo ci restituirà quest’idea di progresso e di continuità, riaccendendo in noi l’entusiasmo.

 

Focus sull’output giornaliero

Non hai bisogno di vedere l’intera scalinata. Inizia semplicemente a salire il primo gradino.

Martin Luther King

La seconda tecnica che adopero per superare le mie fasi di stallo e la paura di non farcela è ancora più semplice.

Mi focalizzo sulla piccola prestazione giornaliera.

Rivolgo la mia completa attenzione non più sull’obiettivo ultimo (ancora lontano e distante), ma sull’output giornaliero.

Mi concentro sul risultato che devo portare a casa giorno dopo giorno. Lo stesso che, quando eseguito, mi farà andare a letto la notte soddisfatto regalandomi sogni tranquilli.

Esempi di prestazione quotidiana, sulla quale abbiamo il pieno controllo e che possiamo eseguire a prescindere da tutto e da tutti, sono:

  1. Studiare ogni giorno 20 nuove pagine dal testo per la preparazione ad un concorso
  2. Scrivere ogni giorno 500 nuove parole della tesi che andrà consegnata al relatore
  3. Fare ogni giorno 30 minuti di cyclette per arrivare al peso forma desiderato entro l’estate
  4. Mandare ogni giorno un nuovo CV personalizzato in base alle specifiche esigenze delle aziende cui ci stiamo rivolgendo
  5. Stendere ogni giorno 20 nuove linee di codice per consegnare il prodotto finito (un’app ad esempio) al cliente entro la scadenza pattuita

E così via.

In poche parole: l’obiettivo ultimo (perdere peso, laurearsi, trovare lavoro, ecc..) una volta definito, deve stare lì fermo dov’è.

Non deve ossessionarci. Anzi, dobbiamo quasi dimenticarlo.

Il nostro chiodo fisso – al contrario – deve diventare solo quello di ripetere abitudinariamente quelle singole attività che passo dopo passo ci avvicineranno all’obiettivo stesso.

Queste attività, quando considerate isolatamente, non sembrano capaci di segnare svolte eclatanti nella nostra vita. Ma sono proprio le stesse che, costruendosi le une alle altre, cumulano un potenziale composto, un po’ come le tessere del domino che vengono sistemate per poi rilasciare in un colpo solo tutto l’energia accumulata.

Il concetto è quindi molto semplice.

Dimentichiamo l’obiettivo ultimo, e focalizziamoci invece sul portare a casa la nostra piccola prestazione quotidiana.

Lavorare ogni giorno su un’attività di breve termine la cui realizzazione dipende esclusivamente da noi renderà ben salda la sensazione di avere il timone della nostra vita in mano, alimentando fiducia ed entusiasmo durante il percorso.

 

Per concludere

Bene. Mi auguro dunque applicherai queste due semplici tecniche di “shift mentale” ogni volta che sarai catturato dalla paura di non farcela.

Manteniamo piena consapevolezza dei nostri mezzi e di quanto di buono già fatto durante il percorso. Proseguiamo dunque con positività e caparbietà.

Noi ci leggiamo al prossimo articolo.

Un abbraccio,

Carlo

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