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E se il 2020 non venisse cancellato?

Nel mezzo delle difficoltà nascono le opportunità.

Albert Einstein

Coraggio. Diciamoci la verità.

Quante ore abbiamo speso a ridere sui meme durante questa quarantena? 😉

Quanto tempo abbiamo trascorso a ridere e cazzeggiare un po’ più del solito, cercando qualcosa di divertente sui social?

Penso che, in misura maggiore o minore, lo abbiamo fatto tutti.

Ma la cosa curiosa è la seguente.

Con un tono esilarante, ma allo stesso tempo anche serio, molti di questi meme hanno raffigurato il 2020 come un anno da dimenticare alla svelta.

La morte di celebrità e campioni dello sport, possibili conflitti tra superpotenze mondiali, epidemie, insetti giganti venuti da chissà dove, meteoriti che sfiorano la terra, per arrivare a sedicenti apparizioni aliene.

Durante questo strano anno sembra essere capitato il peggio del peggio, e il punto è proprio questo.

Dietro l’ironia dei social abbiamo sviluppato e camuffato una seria convinzione. L’idea che il 2020 debba essere necessariamente un anno da accantonare il prima possibile.

Ci siamo convinti che, perché possiamo andare avanti, questo periodo così anomalo debba essere rimosso dagli annali e dimenticato alla svelta.

Ma è veramente così? Ci farebbe davvero bene far scivolare velocemente nel dimenticatoio un anno così pesante e doloroso?

Per rispondere a questa domanda mi piacerebbe riprendere una poesia spopolata sui social nelle ultime settimane, diventando virale.

L’autrice è Leslie Dwight. Leggiamo subito assieme le sue parole 😉

 

E se il 2020 non venisse cancellato?

E se il 2020 non venisse cancellato?

E se il 2020 fosse l’anno che stavamo aspettando?

Un anno così scomodo, così doloroso, così spaventoso, così crudo – da costringerci finalmente a crescere.

Un anno che urla talmente forte da svegliarci finalmente dal nostro ignaro torpore.

Un anno nel quale finalmente accettiamo l’esigenza di un cambiamento.

Afferma il cambiamento. Lavora per il cambiamento. Diventa il cambiamento.

Un anno nel quale finalmente ci avviciniamo gli uni agli altri, al posto di spingerci lontano.

Il 2020 non deve essere cancellato, al contrario deve diventare l’anno più importante di tutti.

– Leslie Dwight

 

Qualcosa possiamo fare

Ogni problema è un dono – senza problemi non potremmo crescere.

Anthony Robbin

Parole, quelle di questa poesia, in grado di sollevare più di una riflessione, non è vero?

Ora, lascia che ti dica una cosa.

La verità è questa. Come essere umani abbiamo una ancestrale inclinazione a bramare e inseguire costantemente la sicurezza e la stabilità.

Spesso rigettiamo il cambiamento, e allontaniamo da noi qualunque cosa possa costringerci fuori dalla nostra zona di comfort e dal nostro guscio sicuro fatto di certezze e normali abitudini di vita.

Poi puntualmente, però, quando i problemi bussano alla nostra porta (perché i problemi sono una costante della vita, mettiamocelo bene in testa) ci troviamo colti alla sprovvista.

A quel punto ci lamentiamo, strepitiamo e battiamo i piedi per terra.

O magari puntiamo il dito contro gli altri.

Ce la prendiamo quindi con la sfortuna, con i politici, con la finanza, contro l’Europa che “non fa niente”, contro i “poteri forti”. Persino contro Bill Gates e, perché no, anche il 5G.

Capisci dove voglio arrivare?

Ogni frigna, ogni piagnisteo, ogni dito puntato contro gli altri, è in realtà una soluzione di comodo che ci allontana da quanto dovremmo realmente fare in queste situazioni.

Parlo di accettare semplicemente la realtà.

Parlo di riconoscere che, per dirla all’inglese, shit happens.

I problemi, l’ho detto sopra e lo dirò fino allo sfinimento in questo blog, sono una costante della vita e una ineludibile parte della nostra storia di essere umani. Alcuni di questi problemi, tra l’altro, non dipendono nemmeno strettamente da noi e dai nostri comportamenti individuali.

Non avremmo potuto evitarli in alcun modo.

L’epidemia che ha mandato in crisi la prima metà del 2020 è uno di questi.

Che altro possiamo fare se non accettare la sfida, rimboccarci le maniche e adeguarci al cambiamento?

Che altro possiamo fare se non cercare di trasformare il problema in opportunità?

In fondo guardiamoci attorno. Abbiamo tantissime variabili che possiamo ancora perfettamente controllare.

  • Possiamo approfittare di questo nuovo prezioso tempo disponibile per investire su studio, formazione e mindset
  • Possiamo maturare competenze che ci daranno una marcia in più una volta che la stabilità economica e professionale saranno tornate
  • Possiamo anche finalmente fermarci un attimo per ritrovare chiarezza nelle nostre relazioni e nella nostra vita
  • Possiamo cominciare a praticare meditazione e imparare così a controllare meglio le nostre risposte emotive, specialmente in questo contesto di forte incertezza
  • Possiamo anche riflettere su come innovare un business stravolto dalla crisi, per portarlo finalmente nell’era della digitalizzazione

Questi e mille altri esempi solo per comprendere come, in qualunque circostanza, ci siano sempre variabili, fattori ed elementi sui quali possiamo agire per riprendere in mano la nostra vita nonostante le avversità.

 

Conclusioni

Il mondo ci spezza tutti quanti, ma solo alcuni diventano più forti là dove sono stati spezzati.

Ernest Hemingway

Lo so. Me ne rendo perfettamente conto.

Tutto quello che abbiamo letto sopra è molto più facile a dirsi che a farsi. Ma il punto è proprio questo.

Rimetterci in gioco e risollevarci da una situazione difficile richiede tempo, fatica e capacità di non demordere. E questo non piace.

Diviene molto più semplice per noi condividere una visione di noi stessi inermi sotto i colpi della vita. Diviene invitante esonerarci da ogni tipo di responsabilità e sfogarci sui social usando l’hashtag #2020goaway.

Caspita, quanto è comoda la vita quando deleghiamo all’esterno la nostra possibilità di farcela o non farcela, non è così? 😉

Mi piacerebbe finire questo articolo dicendo solo una cosa.

Negli ultimi ho imparato attentamente a classificare (e filtrare) la gente di cui mi circondo in base ad un semplice criterio.

Di fronte ad uno stesso identico problema, ho notato, ci saranno infatti sempre e solo due tipi di persone.

Da un lato quelli che risponderanno con “Un’altra sfiga!”.

Dall’altro lato quelli che risponderanno con “Un’altra sfida!”.

Una semplice consonante di differenza dietro cui si nasconde un enorme divario nel modo di concepire la vita, osservare la realtà, e agire per ottenere risultati concreti.

E ora lascia che te lo chieda.

Il tuo 2020 sarà un anno di sfighe o un anno di sfide?

Spero l’articolo abbia fatto riflettere.

Ci leggiamo nel blog.

Un abbraccio,

Carlo

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