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Invidia. Come riconoscerla e liberarsene

Forse lo hai già capito.

La nostra è una società strana.

Una società improntata alla concorrenza e alla competizione.

Viviamo in un sistema dinamico guidato dall’avidità e dall’invidia.

Vogliamo più soldi, più riconoscimento, più potere.

Vogliamo sempre di più e soprattutto vogliamo più degli altri.

Insomma.

Il clima ideale per il proliferare, appunto, di invida e gelosia.

In questo articolo spiegherò come evitare che l’invidia ci rovini la vita e, soprattutto, come capire su cosa valga veramente la pena competere.

 

Perché vogliamo più degli altri

Prima di tutto poniamoci una semplice domanda.

Cosa guida la nostra invidia?

Perché ci mettiamo in competizione con gli altri anche su quelle che spesso per noi sono futilità?

Per capirlo guardiamoci attorno.

Facciamo quotidianamente a gara sui più diversi ambiti della vita.

Chi ha apparentemente il matrimonio di maggior successo.

Chi ha i figli più in belli e in gamba.

Chi ha più followers su Instagram.

Chi ha la casa col giardino più grande.

Chi ha l’ufficio più vicino a quello del capo.

Chi ha l’auto più veloce.

Chi visto i posti più esotici e lontani.

Chi frequenta i locali più alla moda.

Ma perché lo facciamo?

Bé, ti dirò la verità.

Ricerche e saggistica convergono oramai da anni su un unico punto:

Lo fiacciamo perché vogliamo compensare, tramite il riconoscimento e l’ammirazione degli altri, una nostra lacuna interiore.

Siamo insicuri, inappagati, e ci sentiamo soli. 

E quindi avvertiamo il bisogno di dimostrare qualcosa.

Desideriamo e inseguiamo quel riconoscimento degli altri che, crediamo, ci farà sentire meglio.

“Ah Carlè so cavolate queste. Io voglio Ferrari, Rolex, yacht, cose fighe da ricconi e farlo vedere a tutti!”

Capiamoci.

Non c’è niente di male nell’avere una macchina sportiva o una bella villa fuori città.

I beni materiali aggiungono sale alla nostra vita.

Ma l’autentica felicità è ben altra e ne abbiamo parlato proprio in questo articolo con Mj De Marco.

Salute, relazioni e libertà finanziaria valgono più di qualunque bene materiale.

Una persona realmente appagata e soddisfatta della propria vita non avverte il bisogno di dimostrare niente a nessuno.

Non gliene frega niente di ostentare ad ogni costo la nuova maglietta di Gucci o di far vedere platealmente sui social come se la spassa.

Ha chiare le proprie priorità e il proprio indirizzo di vita e non lascia che siano l’invidia e il desiderio di riconoscimento a influenzare le proprie decisioni.

L’unica persona della quale vuole realmente essere migliore è la persona che era ieri.

 

Marketing e senso di inferiorità

In tutto questo però succede una cosa.

Intere industrie e campagne pubblicitarie remano contro di noi.

Imprimono in noi un costante senso di inferiorità dipingendo stili di vita sfarzosi e lontani dalla nostra quotidianità.

Vogliamo quindi diventare tutti influencers, rock stars, miti del cinema, modelli abbronzati che saltano fuori dall’acqua cristallina.

Inseguiamo macchine, vestiti, soldi, apparenza.

Il tutto mentre i social dipingono realtà filtrate, prive di sfaccettature e momenti difficili.

Tutti all’improvviso hanno vite magicamente perfette.

E la conseguenza è una sola:

Ci sentiamo degli sfigati.

Ci sentiamo inadeguati e indietro rispetto agli altri.

Proviamo invidia e ci sentiamo in dovere di competere per ottenere anche noi la nostra fetta di torta.

Cominciamo così a correre come cricetini sulla ruota.

 

Criteri personali

Ora che ti ho aperto un po’ gli occhi lascia che ti dica una cosa.

Live life on your own terms.

Vivi la tua vita in base ai tuo personali criteri.

L’errore che purtroppo commettiamo spesso è quello di giudicare dove siamo in questo momento in base a quello che hanno gli altri.

Ora, non voglio suonare eccessivamente romantico ma la verità è questa.

Ognuno di noi è unico.

Ognuno di noi ha proprie preferenze, proprie attitudini ed un proprio ideale di vita.

Ognuno di noi ha una propria definizione di successo.

Misurarsi in base a quello che hanno gli altri vuol dire estranearsi alla propria persona e alla propria autenticità per cominciare invece a scimmiottare estranei, a competere con loro e ad inseguire i loro traguardi.

Si tratta un po’ in fondo di quello che ho fatto anche io a scuola.

Da timido liceale un po’ sfigato, cominciai a spendere centinaia di euro in vestiti firmati per imitare i ragazzi che invidiavo.

Col tempo ho compreso che a me della roba firmata non me ne frega una beata mazza, né tantomeno di apparire figo e stare al centro dell’attenzione. Ho compreso anche che in realtà spendere tutti quei soldi in viaggi, libri ed esperienze mi appagava molto di più.

Ben venga quindi la competizione ma solo quando indirizzata verso ciò a cui realmente aspiriamo.

Prima di correre, in preda all’invidia, come cricetini sulla ruota e tentare alla disperata di apparire più belli e bravi degli altri in ogni cosa poniamoci un paio di semplici domande.

  • Per cosa sto competendo? Cosa voglio ottenere alla fine?
  • Il fatto che tutti inseguano come brave pecorelle qualcosa non vuol dire che ciò debba essere importante anche per me. L’ufficio più grande. L’ultimo modello dell’iPhone. Le nuove scarpe Prada da esibire a scuola. Facciamo un respiro profondo e chiediamoci: Mi interessa veramente? La mia vita sarà veramente migliore se lo ottengo?
  • Cosa sono disposto a sacrificare per ottenere il premio? Energia, fatica, tempo sottratto a famiglia, amici e progetti personali? Ne vale la pena?

 

In sintesi

No alla competizione cieca e insensata guidata dall’invidia e dalla ricerca di un effimero senso di riconoscimento.

Sì ad una lucida competizione indirizzata verso i nostri traguardi di vita.

La lettura che ha ispirato questo post è un piccolo libro intitolato Piccolo manuale di autodifesa verbale.

Vale una lettura 😉

Ci leggiamo al prossimo post.

Un abbraccio,

Carlo

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