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Mete Erasmus. La mia esperienza

La via più breve per giungere a se stessi gira intorno al mondo.

Herman Keyserling

Esatto.

Mete Erasmus.

Parleremo oggi proprio di questo.

Condividerò con te la mia esperienza e ti parlerò di dove sono stato. Ma farò anche qualcosa di più.

Ti offrirò un paio di piccole riflessioni.

Punti di vista che, penso, ti saranno di forte aiuto nella scelta della tua prossima destinazione Erasmus.

Considerazioni che potrai condividere e fare tue o meno. Dipenderà da te 😉

Bene.

Siamo pronti?

Cominciamo!

 

Non seguire il gregge

Primo e più importante suggerimento.

Non seguire il gregge.

Ho notato infatti una cosa.

Nella scelta delle mete Erasmus, come nella vita in generale, prevale spesso una pericolosa tendenza.

La tendenza a seguire la saggezza convenzionale.

L’inclinazione a fare quello che già fanno tutti.

Dove voglio arrivare?

Per esperienza posso dire che tanti colleghi scelgono la destinazione Erasmus in base a criteri un po’ superficiali.

Il non voler allontanarsi troppo dalle abitudini di casa propria.

Il non volersi scomodare troppo.

Il voler trovare anche all’estero la maggiore familiarità possibile. 

E qual è dunque la meta perfetta per tanti di loro?

Ovvio: la Spagna 😉

Non esagero se ti dico una cosa.

l’80% dei colleghi con cui mi sono confrontato prima di ogni partenza ha sempre scelto a priori la già frequentatissima Spagna come unica meta.

E le ragioni alla base di questa preferenza erano, grosso modo, sempre le stesse.

  • Vida loca.
  • Movida.
  • Fiumi di cerveza.
  • Tanti, tantissimi italiani.
  • Lingua pressoché identica alla nostra.

Se non era la Spagna erano comunque posti che, tra un viaggio e l’altro, si avevano già conosciuto.

Insomma.

La parola d’ordine per tanti miei colleghi era una sola.

Quella di evitare il più possibile ciò che non si conosceva.

Quella di avere solo più svago e comfort possibili durante il proprio Erasmus.

Quella di evitare la fatica di un’integrazione in un Paese completamente sconosciuto e differente dal nostro.

Sia chiaro.

Non sto mettendo minimamente in dubbio la bellezza di mete come la Spagna.

L’ho visitata, esplorata ed è un Paese semplicemente incantevole.

Allo stesso tempo ci tengo a precisare che tantissimi altri colleghi si recano in Spagna perché animati da un sincero desiderio di immergersi nella meravigliosa cultura iberica.

Non è questo ciò di cui stiamo parlando.

Quello su cui vorrei far riflettere è ben altro.

Vorrei far riflettere sulla logica superficiale su cui a volte si basa la nostra scelta della meta Erasmus.

Quella di pensare che un Erasmus sia solo party, movida e alcol.

Quella di cercare sempre e comunque la soluzione più familiare anche se questo ci porterà ad ottenere veramente poco dall’esperienza.

Ma andiamo avanti.

 

Controcorrente

L’unica regola del viaggio è: non tornare come sei partito. Torna diverso.

Anne Carson

Lo hai capito.

Nella mia testa non volevo niente di tutto quello che molti miei colleghi invece desideravano.

Che senso aveva andare in Erasmus per cercare solo quello che già avevo a casa mia in Italia?

Che senso aveva andare all’estero per cercare solamente compagnia italiana?

Ed ecco cosa ho fatto.

Tra tutte le mete, per il mio primo Erasmus, scelsi una destinazione insolita.

Scelsi Bucarest.

Magari adesso è una meta più famosa ma, credimi, fino a qualche anno fa non lo era.

Sono stato forse uno dei primi della mia facoltà (se non dell’intera università) a recarmi lì.

Un piccolo pioniere, direi scherzando.

Ed i commenti stupidi dei miei colleghi dopotutto non si sono fatti aspettare.

Carlo sei pazzo? Ti ritroviamo nel baule di un’auto abbandonata.

Ma sei folle, ma ti rapiscono i Rom.

Ma che fai? Ma se non conosci nessuno lì? Che ci vai a fare?

(PS: oggi sono gli stessi che la vogliono visitare e mi chiedono informazioni su ristoranti e posti da vedere 😉 )

Il punto è questo.

La mia è stata una scommessa controcorrente.

Non ti nego che avevo i miei dubbi prima di partire.

Avevo un po’ di paura.

Avevo la mia buona dose di incertezze.

Ma sai che c’è?

Quella scommessa controcorrente è stata pienamente vinta.

In Romania ho abbandonato ogni pregiudizio.

Ho trovato una cultura molto più vicina e simile alla nostra di quanto potessi immaginare.

Ho visto non solo la grigia eredità architettonica del comunismo, ma anche lo splendore Liberty di una Bucarest che, durante la Belle Époque, era chiamata la Parigi dell’Est Europa.

E poi sono partito.

Zaino in spalla sono salito su un treno diretto verso nord, nel cuore della Transilvania.

Un indimenticabile viaggio durato due settimane.

Ogni città è stata una sorpresa e una nuova esperienza.

Ho conosciuto gente del posto, ho stretto amicizie in ostello, ho visto panorami mozzafiato.

Mi sono immerso nella natura, ho scalato Mount Tampa con una giovane francese, ho incontrato viaggiatori di ogni nazionalità.

Ero solo ma in compagnia.

Ero lontano da casa ma non avevo minimamente paura.

Avevo totalmente abbandonato la mia zona di comfort. Ed ero felice.

Quel primo Erasmus ha segnato molto della persona che sono oggi.

Ma non è finita qui.

Mi sono innamorato di quella terra al punto da decidere di tornarvi per il mio secondo Erasmus.

Esatto. Proprio così.

Vi sono tornato, ma non più da tirocinante Erasmus.

Questa volta da studente.

E l’università che mi ha ospitato era di tutto rispetto.

Un’università romena con una forte partnership statunitense, la Romanian-American University.

Un’università nella quale i docenti sono credibili semplicemente perché hanno esperienza sul campo.

Hanno applicato in prima persona quello che insegnano agli studenti.

Il mio docente di imprenditorialità, ad esempio, era un imprenditore di successo.

Poteva  permettersi di parlare di impresa.

Altri docenti venivano dai campi del marketing e della consulenza aziendale.

Ti dirò di più.

Per superare l’esame di imprenditorialità ho dovuto fare qualcosa di molto insolito.

A partire da un budget assegnato ho dovuto concretamente mettere in piedi una piccola attività con gli altri ragazzi del mio gruppo.

Quasi non ci credevo.

Qualcosa che non avevo mai visto nelle nostre università dove siamo solo indottrinati con infinite conoscenze teoriche. Il tutto ad opera di docenti che spesso non hanno mai nemmeno messo piede fuori dalle aule universitarie.

Non hanno mai testato e messo alla prova quello che poi predicano agli studenti.

E questo sistema d’insegnamento innovativo l’ho trovato nella pericolosa Bucarest.

 

Perché consiglio l’Est Europa

L’amore per il proprio paese è una cosa splendida. Ma perché l’amore dovrebbe fermarsi al confine?

Pablo Casals

Insomma, lo hai capito.

La Romania, a dispetto di ogni pregiudizio iniziale, mi ha stupito e meravigliato.

Ma non è finita qui.

Tornato in Italia non ero ancora pago.

C’era ancora tempo per partecipare ad un nuovo Erasmus, e non mi lasciai sfuggire l’occasione.

Questa volta mi rivolsi alla Polonia, rimanendo sempre nell’Est Europa. E lì sono tornato dopo la laurea.

A Varsavia tutt’oggi lavoro, ho la mia fidanzata, i miei amici, la mia vita. Te ne ho accennato anche nella pagina Chi sono.

Ti dirò subito una cosa.

La Polonia è stata altrettanto sorprendente.

Oltre alle immense bellezze naturali e paesaggistiche ha creato in me una forte emozione.

Mi ha fatto toccare con mano una parte di storia che, colpevolmente, ho sempre considerato un po’ lontana e relegata ai libri di testo.

Parlo della seconda guerra mondiale, delle persecuzioni naziste, dei campi di concentramento, ma anche del crollo comunista.

Episodi che la Polonia ha vissuto e sofferto in primissimo piano.

Buchi neri della storia dai quali, è giusto dirlo, si è già ripresa alla grandissima. E basta fare oggi una passeggiata a Varsavia per capirlo.

Guarda un po’ giù 😉

A dispetto di una costo della vita ancora basso Varsavia è moderna, ricca di opportunità di lavoro, in piena crescita, divertente e affascinante.

Ben organizzata e con ottimi servizi di trasporto, ha un cuore economico in fortissima espansione.

E in fondo la grande possibilità dei Paesi dell’Est Europa secondo me è proprio questa.

Mi spiego.

Con un leggero senso di superiorità abbiamo spesso confinato questi Paesi alla categoria di “Paesi poveri”.

Ma si tratta anche degli stessi che oggi sono in forte espansione.

Dopo che tocchi il fondo non puoi fare altro che tornare su.

Ed è proprio quello che stanno facendo ad esempio la Romania e la Polonia. Ad un  ritmo di crescita impressionante.

Ho visto questo sviluppo. L’ho studiato durante i miei tirocini all’estero, e continuo a toccarlo con mano ogni giorno.

E qui veniamo al punto.

Personalmente suggerisco di interessarsi e di cogliere i trend di crescita che stanno vivendo questi Paesi. Offrono veramente tanto in termini occupazionali.

E quale miglior occasione di vivere e conoscere queste realtà se non tramite un’esperienza Erasmus?

Ne rimarremo piacevolmente sorpresi.

 

Perché andare in Erasmus

 

Conclusioni

Bene.

In questo articolo ho voluto condividere con te la mia esperienza.

Ho voluto anche condividere le mie riflessioni e le mie impressioni.

Chiaro.

Sono di parte.

Sono innamorato dei posti in cui sono stato e li suggerisco fortemente per un Erasmus.

Detto questo ricordiamoci di una cosa.

Non esistono destinazioni belle e destinazioni brutte.

Non esistono mete giuste e mete sbagliate.

Un Erasmus ben vissuto sarà sempre un’esperienza che ti cambierà la vita.

Quale che sia la tua prossima destinazione ti auguro di trarne il meglio.

Ti auguro di tornare a casa con un sorriso gigante stampato sul viso e con gli occhi ancora pieni di stupore ed emozione.

Buona partenza e buon Erasmus.

Un abbraccio,

Carlo

 

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