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Shikata Ga Nai. L’arte giapponese dell’accettazione

Donne giapponesi

Cadi sette volte. Rialzati otto.

Proverbio giapponese

Lo avrai già notato. In questo blog siamo tornati più e più volte su un importante aspetto.

Non abbiamo mai perso occasione per ricalcare questa semplice verità.

Problemi e difficoltà sono parte della vita.

Sul serio. C’è poco da fare.

Gli ostacoli esistono già per il solo fatto che siamo qui, siamo vivi respiriamo e ogni giorno ci mettiamo all’opera per fare accadere tante cose buone.

Questa è la verità. Possa piacere o meno.

Ricordiamoci però anche questo.

Se è vero che a volte alcuni problemi ci piovono addosso, non dipendono in alcun modo da noi e non possiamo impedire il loro verificarsi, è altrettanto vero che abbiamo sempre e comunque il pieno controllo su un’altra cosa.

Il modo in cui scegliamo di reagire agli eventi.

E sull’argomento ho trovato molto interessante la filosofia giapponese del Shikata Ga Nai .

Scopriamo assieme di cosa si tratta 🙂

 

Il significato di Shikata Ga Nai

Shikata ga nai Monte Fuji

Cominciamo dall’inizio.

L’espressione Shikata Ga Nai ha trovato ampia diffusione in Giappone dopo i bombardamenti atomici sulle città di Hiroshima e Nagasaki.

Li abbiamo studiati tutti a scuola.

Gli stessi termini sono tornati tristemente di nuovo in auge dopo lo tsunami del 2011 ed il conseguente disastro nucleare nella città di Fukushima.

Ma che cosa vuol dire Shikata Ga Nai?

Che significato hanno queste parole giapponesi?

Beh. Qui potremmo stupirci.

L’espressione Shikata Ga Nai può infatti tradursi in questo modo.

Doveva andare così. Non ci si può fare niente.

Sorpreso vero?

Si tratta di parole che sono sicuro anche a te sembrano suggerire una colpevole arrendevolezza.

Termini di certo non ben visti nella società occidentale cui noi stessi apparteniamo.

Una cultura, la nostra, improntata alla competizione, alla promozione di se stessi, al modello del self-made man (o selfie-made-man dato l’andazzo generale 😉 ) e al farci vedere sempre padroni della situazione.

Guai per noi ad esibire debolezze.

Non è forse vero? 😉

Eppure ti dirò.

L’approccio del Shikata Ga Nai rappresenta tutt’altro che un elogio dell’impotenza.

Non suggerisce passiva arrendevolezza.

Suggerisce accettazione.

Abbracciare la filosofia del Shikata Ga Nai significa acquisire la lucida consapevolezza che non sempre siamo in grado di fare qualcosa.

Accettiamo il dolore di un evento, anche tragico, riconoscendo la nostra vulnerabilità ed i nostri limiti.

La filosofia del Shikata Ga Nai ci insegna a smettere di infliggerci inutili sofferenze rimuginando su come le cose sarebbero potute andare diversamente, per concentrarci piuttosto su come possiamo fare per rialzarci da terra e ricominciare a lottare.

Interessante vero?

Approfondiamo questo concetto.

 

Shikata Ga Nai. Su cosa abbiamo il controllo?

Tempio giapponese

Lo abbiamo appena detto.

C’è una gran bella differenza fra accettazione e arrendevolezza.

L’arrendevolezza è passiva stagnazione nell’attuale stato delle cose.

È dichiarazione di resa dinanzi un problema, un imprevisto o anche un evento drammatico.

Si rimane immobili, ci si piange addosso, e si aspetta che le cose migliorino da sé.

Accettare, al contrario, vuol dire riconoscere che mentre ci sono variabili che non possiamo controllare, ve ne sono comunque tante altre sulle quali possiamo incidere.

Di problemi ed eventi imprevedibili ve ne sono dopotutto tanti, tantissimi, e di diversa entità.

Limitiamoci a qualche esempio.

  • Un autobus in ritardo a causa di un’avaria.
  • Un esame andato meno bene del previsto semplicemente perché il professore quel giorno era di pessimo umore.
  • Un volo cancellato all’ultimo minuto per l’eruzione di un lontano vulcano in Islanda.
  • La recente epidemia da Covid che ci ha costretti dentro casa.

Tutte situazioni, di diversissima entità, che né io, né tu, siamo in grado di prevenire od evitare.

L’approccio giapponese del Shikata Ga Nai ci porta ad accettare questi eventi.

Accettare la nostra vulnerabilità non cancellerà la delusione e l’irritazione per l’imprevisto (o il dolore, nel caso di un evento tragico) ma ci insegnerà a portare questo sentimento con noi senza esserne soffocati.

L’accettazione ci libera dall’ansia, dai sensi di colpa, e dalla frustrazione del “ma perché capita tutto a me?”.

Accettare  quindi che determinate cose non possano essere evitate ci mette nella condizione di orientare le energie su quanto invece siamo in grado di fare per aggiustare, o almeno migliorare, lo stato delle cose.

Ecco perché accettare la nostra vulnerabilità non solo non deve essere motivo di vergogna, ma deve essere un consapevole atto di amore verso noi stessi e verso tutto quello che di buono possiamo ancora fare.

 

Conclusioni

Lo so bene. E lo abbiamo in fondo già detto.

Nella cultura occidentale del successo a tutti i costi il fatto di ammettere la propria vulnerabilità può essere letto come sintomo di debolezza.

La verità come abbiamo visto sta decisamente all’opposto.

Ci vuole coraggio per riconoscere i nostri limiti.

E chi lo fa non solo si libera da sofferenze inutili, ma diventa in grado di orientare, a mente lucida, i propri sforzi su quanto realmente utile per riprendere in mano la propria vita.

Accettiamo dunque gli imprevisti della vita, smettiamo di rimuginare e piangerci addosso.

Impariamo a focalizzarci sempre sulle variabili che, nonostante tutto, siamo pur sempre in grado di controllare per riprendere in mano la nostra vita e continuare a lottare per farne un capolavoro.

Ci leggiamo al prossimo articolo,

Un abbraccio,

Carlo

 

 

 

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