Cerca di prestare attenzione ai minuti, le ore si difenderanno da sé.

Conte di Chesterfield

Oggi faremo qualcosa di molto utile.

Scopriremo come aumentare a dismisura la nostra personale produttività. E lo faremo attraverso una tecnica che porta anche un nome un po’ particolare.

Parlo della famosa tecnica del pomodoro.

Scopriremo come funziona, e perché sia così importante.

Cominciamo subito 😉

 

Partiamo dall’inizio

Prima di tutto voglio subito rispondere alle domande che ti staranno già balzando in testa in questo momento.

Da dove viene questa tecnica?

E per quale motivo questo nome così strano, “pomodoro”?

Te lo spiego subito.

La tecnica del pomodoro è stata sviluppata negli anni ’80 dall’italo-americano Francesco Cirillo, ai tempi studente universitario proprio come noi.

Deciso a sviluppare un valido e alternativo metodo di studio, Cirillo giunse ad una semplice quanto stravolgente scoperta.

Si accorse che l’impegno sui libri diveniva estremamente più produttivo quando suddiviso in brevi sessioni di studio improntate alla massima concentrazione.

Se da un lato questo lo obbligava all’assoluto impegno – senza distrazioni – per tutta la durata di ogni sessione, dall’altro gli consentiva di terminare il carico di studio non solo in minor tempo, ma anche con molto meno sforzo.

Ed eccoci al punto.

Per misurare le proprie brevi sessioni di studio il nostro vecchio collega si avvalse di uno strumento alquanto insolito.

Cirillo impiegava infatti un timer da cucina a forma di pomodoro! Da qui il nome del metodo 😉

Tecnica del pomodoro

Pic credit to Wikimedia

 

La tecnica del pomodoro

Tecnica del pomodoro

L’abilità di concentrare l’attenzione su cose importanti è una caratteristica distintiva dell’intelligenza.

Robert Shiller

Chiarite queste premesse, vediamo nel dettaglio come funziona questa favolosa tecnica 😉

Come probabilmente avrai già intuito anche noi avremo bisogno di un timer.

Il classico timer da cucina andrà bene. Ne troveremo probabilmente uno a casa di nonna 😉

(Se lavoriamo al computer, tra l’altro, avevo già suggerito quest’utilissima estensione basata proprio sulla tecnica del pomodoro)

Detto questo, ho il sospetto che tanti di noi useranno il timer dello smartphone. E da qui il primo importante suggerimento:

Assicuriamoci che il dispositivo, una volta settato il timer, sia in modalità offline, ed anche riposto lontano dal nostro sguardo.

Eviteremo in questo modo di cadere nella facile tentazione di controllare le notifiche, o anche solo di disperdere energie chiedendoci se in quel momento stiamo ricevendo messaggi.

Bene. Regoliamo quindi il timer per suonare dopo 25 minuti. E cominciamo a lavorare.

Per quei venticinque minuti esisteremo solo noi e la nostra task, che dovremo svolgere nella più assoluta concentrazione.

Limperativo diventa niente distrazioni e lavoro focalizzato.

Niente dovrà distoglierci da quanto stiamo facendo.

Suonato il timer prenderemo quindi i nostri cinque minuti di pausa. E anche qui voglio essere piuttosto chiaro.

La pausa è obbligatoria. (Una buona notizia finalmente, no? 😉 )

L’efficacia di questo metodo deriva dall’alternare sapientemente momenti di assoluta concentrazione (deep work) a momenti di assoluto riposo (deep rest).

Il nostro cervello ha bisogno di pause, e se non saremo noi a dargliele possiamo stare certi del fatto che sarà lui stesso a prendersele, e senza chiederci il permesso.

Non è infatti necessario essere degli stacanovisti per rendere una giornata produttiva. Basta sapere impiegare al meglio e con scaltrezza le proprie energie.

Riposiamoci dunque nei nostri cinque minuti di pausa. Niente Facebook, niente messaggini, niente zapping col telecomando, niente letture di quotidiani, niente attività stimolanti per la nostra mente.

Se vogliamo proprio fare qualcosa andiamo in cucina e azzanniamo un buon frutto, o magari sediamoci momentaneamente sul letto e respiriamo, o ancora facciamo un po’ di stretching di collo e mani.

Qualunque attività ci rilassi insomma.

Esauriti i nostri cinque minuti di pausa ricominceremo con una nuova sessione di venticinque minuti, e così via proseguendo con un nuovo ciclo.

Ogni sessione prende il nome di pomodoro.

Il tutto andrà avanti fino alla conclusione della task che dovevamo completare. E qui apro una piccola parentesi.

 

Il mio punto di vista

I tempi ristretti rendono più brillanti.

Francis Scott K. Fitzgerald

Vorrei dire adesso una cosa.

In giro molti pensano che l’approccio ideale sia appunto quello di stabilire un certo numero di pomodori da realizzare in una data giornata.

Questo secondo me è un po’ sbagliato.

Penso che un orientamento troppo basato sul tempo speso, ci distolga dal risultato che dobbiamo portare a casa a fine giornata.

Il fatto di avere concluso, ad esempio, i miei dieci pomodori oggi non mi garantisce di aver realmente portato a termine quanto avrei dovuto fare.

Magari me la sono presa con calma, mentre i pomodori filavano uno dietro l’altro.

L’attenzione sui minuti spesi piuttosto che sul risultato realmente conseguito può quindi dare la falsa sensazione di essere al passo quando la realtà potrebbe essere lungi dall’essere tale.

Come comportarsi quindi?

 

Ti do un esempio “live”

Tecnica del pomodoro

Anche per scrivere questo articolo sto ovviamente impiegando la tecnica del pomodoro.

In questo esatto momento sono nella biblioteca del campus universitario di Siena, dove alloggio.

Ogni 25 minuti il timer del mio smartphone suona.

Nei miei cinque minuti di pausa salvo la bozza dell’articolo, bevo un sorso d’acqua e vado a prendere una buona boccata d’aria fresca fuori sul bellissimo giardino antistante la biblioteca.

Ad ora non ho contato quanti pomodori abbia concluso da quando ho iniziato a scrivere.

Non mi interessa!

So per certo però che per le 7 e 30, quando la biblioteca chiuderà i battenti, l’articolo dovrà essere concluso. Questo è il mio obiettivo per oggi.

  1. Il mio primo suggerimento è quindi quello di impiegare una tecnica come quella del pomodoro utile anche per superare le fasi di inerzia iniziale verso lo studio che spesso colpiscono noi studenti.
  2. Allo stesso tempo, il mio secondo suggerimento resta quello di abbinare una scadenza giornaliera (o anche un numero massimo di pomodori) entro cui il risultato – immancabilmente e a prescindere da tutto e tutti – dovrà essere portato a casa.

Quanto dico risponde ad un semplice principio: più tempo avremo e più ne sprecheremo.

Ponendo un termine entro il quale dover concludere la nostra attività saremo in grado di ottenere i medesimi risultati non solo in minor tempo, ma probabilmente anche con migliori esiti sul piano della qualità.

Un pizzico di pressione insomma ci vuole sempre 😉

Bene.

Sono quasi le 7 e 30 e come mi ero promesso l’articolo è concluso e pronto per la pubblicazione.

Adesso stacco prima che la bibliotecaria arrivi qui e mi lanci fuori 😛

Alla settimana prossima.

Un abbraccio,

Carlo

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