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Come comportarci con chi vuole avere (sempre) ragione

Volere avere sempre ragione

Se puoi scegliere tra avere ragione ed essere gentile, scegli la seconda.

R. J. Palacio, Wonder

Comincerò quest’articolo raccontandoti un piccolo episodio di vita. Una storiella personale che ci farà tanto riflettere 😉

Qualche anno fa, durante una festa universitaria a Siena, un mio amico “prese l’iniziativa” e decise di provarci con una ragazza spagnola appena giunta in Erasmus nel nostro campus.

Eravamo tutti in giardino e io, da lontano, mi godevo l’evolversi della scena prestando attenzione al linguaggio del corpo dei due.

Il mio amico era di certo bravo: nel giro di poco comparvero infatti ammiccanti sorrisi, giochi di sguardi e una complice allegria.

Lei cominciava a giocare coi capelli di lui, mentre lui portava la mano sul fianco di lei.

Insomma: era subito nato un chiaro interesse da parte di entrambi.

Il tempo di prendere una birra e lanciare una nuova occhiata distratta sui due novelli innamorati, che, però, successe l’imprevedibile.

Il fresco quadro amoroso di poco prima era completamente cambiato, e l’allegria si era trasformata in ostilità.

La loro romantica conversazione aveva infatti toccato un argomento molto delicato (l’autonomia dei Paesi Baschi, ho saputo dopo).

Ognuno dei due aveva le proprie convinzioni politiche, ed era ben intenzionato a difenderle. Hanno così cominciato a confrontarsi in maniera pacata, finendo poi – inevitabilmente– col dire la propria in maniera sempre più concitata.

Ciascuno di loro era intenzionato a far prevalere la propria visione delle cose.

A quel punto la tenera sinfonia di poco prima era già morta e sepolta, e il mio amico, alla fine, come possiamo immaginare, è rimasto a bocca asciutta.

Bel finale vero?

Nope. Non si tratta di una lezione di seduzione (anche perché sull’argomento potrei dire ben poco).

Quanto appena visto rappresenta però un semplice esempio degli effetti a dir poco nefasti che può avere la nostra volontà di prevalere in una discussione e avere sempre ragione.

Scopriamone di più 😉

 

Un conflitto evitabile

Molti sanno discutere, pochi conversare.

Amos Bronson Alcott

Pensiamoci un attimo. Quante volte abbiamo trasformato un’innocente conversazione al bar in un autentico terreno di battaglia?

Quanto volte ci lasciamo irritare dalla cocciutaggine degli altri, o abbiamo provato a convincerli in maniera energica ed invadente?

E questo può essere successo per i più disparati argomenti.

Dalla questione migranti, alle elezioni americane, per arrivare a delle vere e proprie sottigliezze.

  • Era calcio di rigore o no?
  • Meglio laurearsi in tempo o con voti alti?
  • Si chiama arancina o arancino? (da buon palermitano qui mi infervoro spesso io)

Difendiamo a spada tratta le nostre idee in una escalation dai toni sempre più aspri ed accesi.

  1. Secondo me questo nuovo movimento politico è completamente inutile.  (Opinione personale)
  2. Il fatto è questo: sono solo quattro figli di papà, dovrebbero andare a zappare la terra. (L’opinione è già diventata un dato di fatto)
  3. Stai dicendo solo scemenze. La verità è che tu, come tanti altri, sei solo un comunista mangiabambini. Vuoi farci invadere dagli immigrati. (Toni che rasentano l’insulto)

Ci ritroviamo in questo schema, non è vero?

Accantonate le nostre convinzioni politiche (perché non è chiaramente questo il luogo) penso che questa escalation sarà familiare a tanti di noi.

Ne saremo stati protagonisti molte volte, o sotto le vesti di vittima o sotto quelle di “carnefice” 😉

 

Perché insistiamo

L’orgoglio di una persona è responsabile di quasi tutta la sua solitudine.

Richard Krause

Ti dirò un’altra cosa. Raramente quello che oggi chiamiamo “scambio di idee” produce risultati positivi.

Al contrario capita sempre più spesso che ognuno di noi si lasci polarizzare dalle proprie convinzioni.

E questo avviene per un semplice motivo: vogliamo rimanere (o quantomeno apparire) coerenti.

Teniamo infatti conto che il bisogno di coerenza rappresenta uno dei nostri più potenti bias cognitivi.

Un alto grado di coerenza è associato a stabilità caratteriale e solidità intellettuale, laddove una persona che cambia spesso idea è considerata un po’ pasticciona, inaffidabile e magari anche poco intelligente.

Ed è per questo che ci viene così difficile ammettere di avere sbagliato. Vorrebbe dire riconoscere di aver speso tempo ed energia per difendere una causa sbagliata. Vorrebbe dire apparire poco affidabili. E non è decisamente quello che vogliamo.

Preferiamo arroccarci dietro le mura di una rigida coerenza, tentando di imporre la nostra visione delle cose addosso a chi controbatte, e difendendo persino alle volte delle cause che sappiamo già in partenza essere perdenti.

Incredibile vero?

Ma come sfuggire a questo aspro vortice? Come trarre reale beneficio da uno scambio di idee senza che questo si trasformi necessariamente in un duello?

Scopriamolo assieme 😉

 

Situazione oggettiva

Volere avere sempre ragione

Teniamo subito bene a mente una cosa.

Ricordiamoci che, per quanto possiamo discutere della Brexit o dei mondiali invernali FIFA in Qatar, non siamo comunque noi a prendere le decisioni.

A meno che tu non sia Christine Lagarde o Michel Platini, le tue audaci idee sostenute davanti agli amici giù al pub, non vedranno mai la luce del sole.

Stiamo parlando di pura teoria. Stiamo discutendo di aria fritta.

Chiunque porterà vittorioso a casa la discussione non otterrà proprio un bel niente. Perché quindi accanirsi tanto?

Freghiamocene di averla a tutti i costi vinta.

“Basta che si mangia” direbbero i Sansoni, come visto nel video su 😉

 

C’è del buono in quello che dicono gli altri?

Volere avere sempre ragione

C’è un bel detto, che mi è sempre piaciuto, che recita così:

Quando due persone concordano esattamente su tutto, una delle due non serve.

Chiaro il messaggio?

Prima di andare in escandescenza perché qualcuno controbatte punto su punto a ogni cosa che diciamo, poniamoci un paio di domande.

C’è per caso qualcosa di interessante ed utile in quello che dice lui? C’è qualcosa che lui sa e io ignoro?

Se abbiamo di fronte persone attendibili, di buon senso e che sanno il fatto loro, mostriamo gratitudine per le loro opinioni.

Potremmo dopotutto trovarvi informazioni che fino a quel momento avevamo trascurato, e che potrebbero tornarci utili.

 

Rispetto ed empatia

Esatto. Proprio così.

Mostriamo rispetto per le opinioni altrui.

Chi sostiene, con cognizione di causa, una determinata tesi avrà dopotutto le sue buone ragioni.

Il suo intero passato, il suo background culturale, la sua personale formazione, l’ecosistema nel quale è cresciuto, lo hanno portato oggi a supportare determinate conclusioni.

Riconosciamo questa peculiarità nella persona che ci sta di fronte, e cerchiamo dunque punti di contatto per portare gentilmente la discussione verso la conclusione.

Potremo usare frasi come:

  1. Effettivamente l’argomento non è semplice e tu stesso hai mezzo in evidenza dei punti importanti. Merita maggiore analisi.
  2. Capisco il tuo punto di vista. Fossi in te penserei esattamente la stessa cosa. Grazie per aver sollevato anche questo aspetto.
  3. Hai detto cose interessanti di cui non ero a conoscenza. Vale la pena approfondire l’argomento.

Non diamo spazio a “ma” o “però” che riaprirebbero la discussione e farebbero sembrare la nostra gentilezza solo falsa e strumentale alla causa che sosteniamo.

Chiudiamola lì. Godiamoci in maniera genuina la compagnia di persone serie e competenti che la pensano in modo diverso dal nostro.

Prima di salutarci ci tengo a condividere con te un breve estratto del libro Come trattare gli altri e farseli amici di Dale Carnegie.

È impossibile avere la meglio discutendo. Impossibile perché se si perde si perde, e se si vince si perde ugualmente.

Perché?

Beh, ammesso di trionfare sull’altro e avergli dimostrato che il suo punto fa acqua da tutte le parti, cosa si ottiene? Di sentirsi forti. Ma lui? È stato messo in una condizione di inferiorità. È stato ferito nel suo orgoglio, proverà un senso di rancore.

Una forzata convinzione non farà mai cambiare opinione.

Il suggerimento di Carnegie ci sarà di grande aiuto 😉

Noi ci leggiamo al prossimo articolo.

Un abbraccio,

Carlo

Le armi della persuasione. Abbiamo visto come il bisogno di coerenza sia uno dei nostri più potenti bias cognitivi. In questa splendida lettura Robert Cialdini descrive, con dovizia di dettagli, questo e altri cinque (potentissimi) modelli mentali. Una lettura stravolgente

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